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LUOGO
Situata nella punta meridionale della Penisola del Sinai, Sharm El Sheik, “la baia dello sceicco” in arabo, è oggi una delle mete turistiche preferite del Mar Rosso egiziano.
Formatasi attorno al nucleo originario di Sharm el Moya, il suo nome compare sulle carte nautiche spagnole già intorno al 1500, ma fino a trent’anni fa, come tutto il Mar Rosso, era un luogo ancora del tutto sconosciuto ai più, se non a pochi subacquei che si accampavano avventurosamente sulle sue spiagge deserte spinti dal desiderio di immergersi in fondali incontaminati.
Dopo l’occupazione dell’Egitto seguita alla Guerra dei Sei Giorni del 1967, furono gli Israeliani a comprendere l’enorme potenziale turistico della costa del Sinai, ma il forte sviluppo in chiave turistica della zona si ebbe soprattutto in concomitanza con la riapertura delle frontiere e con la restituzione del Sinai all’Egitto nel 1982 grazie agli accordi di Camp David. Sorsero così i primi centri subacquei ed alberghi, che cominciarono a richiamare subacquei e amanti del mare da tutto il mondo, attratti da uno tra i più ricchi ed integri ambienti subacquei del mondo, formato da giardini di corallo, gorgonie, centinaia di specie diverse di pesci tropicali, tartarughe, mante e terrazze che dal pelo dell’acqua si inabissano fino a 300 metri di profondità.
Oggi i 60 km di baie, spiaggette e basse falesie della costa del territorio di Sharm el Sheikh si presentano in superficie fitti di strutture ricettive destinate ad accogliere l’enorme numero di turisti che ogni anno vi si riversano e ad offrire loro ogni tipo di divertimento, alla cui modernità sott’acqua fa da contraltare un susseguirsi di straordinari reef corallini incredibilmente inviolati, come quelli di Ras Mohammed (la “testa di Maometto”, dalla forma del promontorio omonimo che ricorderebbe il profilo del profeta), dal 1998 tutelato dallo stato con l’istituzione del primo Parco Marino Nazionale.
Ma questa parte d’Egitto non è soltanto una località balneare. Protesa nel Mar Rosso tra il Golfo di Suez e quello di Aqaba, la penisola del Sinai (nome forse derivante da un’antica divinità lunare chiamata Sin) da tempi immemorabili è porta tra Africa e Asia ed insieme ponte tra Mediterraneo e Mar Rosso, via diretta dall’Europa all’Oceano Indiano ed all’Estremo Oriente.
Le vette del monte Sinai (il Gebel Musa, Monte di Mosè, alto 2.285 metri, ed il Gebel Katrin, Monte di S. Caterina, il più alto con i suoi 2.642 metri) occupano la zona centro-meridionale della penisola e degradano nelle acque del Mar Rosso. Mare e deserto (il Sinai è il terzo deserto egiziano dopo quello libico ad ovest del Nilo e quello arabico ad est) sono gli elementi predominanti, ed in questo scenario di incomparabile bellezza, secondo il racconto biblico dell’Esodo, dopo 50 giorni di marcia gli Ebrei arrivarono sulla vetta del Monte Horeb, dove Mosè ricevette la Tavola della Legge, i dieci comandamenti sui quali si fondano le dottrine ebraica e cristiana.
Il monte Horeb, poi chiamato Monte di Mosè, divenne la montagna sacra per eccellenza, luogo di pellegrinaggio e di meditazione per cristiani ed ebrei. Ancora oggi l’ascesa notturna al Monte Sinai rappresenta una delle mete di escursioni più ambite per i turisti, che dopo tre ore di cammino (per la strada “di Mosè”, composta da ben 3.700 gradini in salita, o per quella meno faticosa a dorso a un cammello per un primo tratto ed a piedi per gli ultimi 700 gradini) giungono di fronte all’alba nascente sulla vetta nella piana detta “Anfiteatro dei 70 Saggi di Israele” (dove si fermarono i 70 saggi che accompagnarono Mosè poiché solo il profeta poteva presentarsi al cospetto di Dio). Sulla via del ritorno, merita una visita il Monastero di Santa Caterina, costruito ai piedi del monte nel VI secolo d.C. dall’imperatore Giustiniano inglobando la piccola chiesa voluta nel IV secolo d.C. da S. Elena, madre di Costantino, nel luogo dove si trovava il Roveto ardente. La dedica a S. Caterina risale al VIII -IX secolo d.C., quando i monaci rinvennero sul Gebel Katrin -trasportato in cima dagli angeli-il corpo della santa, che fu poi collocato in un sarcofago all’interno della basilica dove si trova tuttora.
Recentemente la Penisola del Sinai ha ritrovato la sua millenaria vocazione di asilo e crocevia di scambi fra popoli e religioni, accogliendo nel settembre del ’99 proprio a Sharm el Sheik, fiore all’occhiello della nuova economia egiziana, i rappresentanti del Governo di Israele, dell’Autorità Palestinese, dei Governi di Egitto, Giordania, e Stati Uniti per la firma degli accordi per riattivare il processo di pace tra israeliani e palestinesi. L’intesa, passata alla storia come “accordi di Sharm el Sheik”, prevedeva di porre termine al negoziato finale entro l’anno successivo, data purtroppo disattesa per il mancato cessate il fuoco tra le parti, ma che ha visto l’Egitto impegnato in prima linea in qualità di mediatore, e Sharm el Sheikh nuovamente alla ribalta come teatro del Summit sulla Pace in Medio Oriente dell’ottobre del 2000.
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