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LUOGO
Composto dal capoluogo Crichi e dalle frazioni Simeri e Simeri Mare, è situato nell'entroterra della parte mediana del Golfo di Squillace, delimitato in modo naturale dai fiumi Simeri e Alli.
In provincia di Catanzaro, Simeri, il cui nome deriva dal fiume che scorre nella zona, si trova sulla cima di una collina degradante fino al mare, nella parte centrale della costiera affacciata sul golfo di Squillace. Secondo la leggenda, Aethilla, Astyoche e Medesicaste, tre sorelle di Priamo scampate alla guerra di Troia, sarebbero giunte sulle coste di Simeri e vi avrebbero edificato tre tabernacoli, treis schenè in greco, da cui Trischene, il nome che in passato designava il comprensorio dei paesi di Simeri, Soveria e Crichi. L'antico culto fu tramandato nel corso dei secoli confondendo il mito e la storia, come testimonia il ritrovamento in una sepoltura di monete recanti sul verso il Minotauro, e sul recto proprio dei tabernacoli.
Probabilmente fondata dai greci di Siracusa, in seguito, incalzata da Bruzi e Cartaginesi, si assoggettò a Roma, fino a divenirne una colonia. Dopo la caduta dell'impero romano, le incursioni arabe e saracene in tutta la Calabria meridionale interessarono anche Trischene, che fu distrutta nel X secolo, mentre la sua popolazione si disperse in parte rifugiandosi sulle montagne, ed in parte probabilmente dando origine nel territorio ad una serie di casali, i cui resti ancora lo caratterizzano. Tra di essi, il borgo di Casal Suveria -l'odierna Soveria-Simeri- (dal sorbo o dal calabrese “suveru”, sughero, in passato molto coltivato in zona) fu fondato alla fine del XVI secolo. Con il nome di casale di Simeri fu fino al 1622 tra i possedimenti dei Borgia, e poi tra quelli del principe di Satriano Francesco Ravaschieri, che lo donò alla moglie Agata Pallavicino ordinando che da quel momento il paese fosse chiamato con il suo cognome. Pur essendo passato nelle mani di altre tre famiglie nobili, fu effettivamente chiamato Pallavicino fino al 1806, quando si abolì il feudalesimo.
Oggi, il paese è rinomato per la produzione di agrumi, olio e miele, ma il suo fiore all'occhiello è l'artigianato, ed in particolare la lavorazione del vetro soffiato, esportato anche all'estero.
Molto particolare è la Festa di Santa Lucia del 13 dicembre, che culmina col tradizionale “volo dei palloni aerostatici”, piccole mongolfiere di carta velina vivacemente colorata che s'innalzano in aria simboleggiando l'elevarsi in cielo della santa martire.
Ancora più originale e curioso è il Museo della Lambretta, ideato dal parroco locale, che a suo modo rievoca la nostra storia sociale dagli anni '50 in poi attraverso un'ampia raccolta di pezzi originali restaurati pazientemente e perfettamente funzionanti.
A cavallo fra mare e montagna, alle lunghe spiagge sabbiose bagnate dalle acque del golfo di Squillace si possono alternare passeggiate sulla Sila -distante solo 20 km-, il “gran bosco d'Italia” facente parte del Parco nazionale della Calabria, dai tipici altipiani di rocce granitiche coperti di foreste; oppure lungo il corso del fiume Simeri; o ancora sulla cima della collina, da cui si può ammirare tutto il golfo, da Punta Stilo a Capo Rizzuto.
Ed a proposito del golfo, merita una visita anche Squillace, con i resti della greca città di Skylletion (teatro, anfiteatro, terme e foro) visibili nel parco archeologico, ma soprattutto con i ruderi dell'antico castello che la dominano dall'alto. Fondato nel IX secolo come avamposto bizantino o fortezza musulmana, fu riedificato dai Normanni nel 1044 ma crollò nel terremoto del 1783, e dalle sue rovine si gode un meraviglioso panorama che spazia da Capo Rizzuto fino ai boschi della Sila dietro Catanzaro.
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