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LUOGO
Ai piedi della città la fertile piana di Rosarno, con agrumeti e ulivi, vigneti e orti. All'orizzonte lo scenario immenso abbraccia la pianura e il mare, l'Aspromonte e l'isola di Stromboli, le Eolie e le coste della lontana Sicilia. Storici ed archeologi ritengono che la città sia stata l'emporion (il porto) della colonia Greca di Medma.
In provincia di Vibo Valentia, Nicotera domina il golfo di Gioia Tauro dalla terrazza naturale sulla cima del colle della “Madonna della Scala”, che degrada verso il mare fino a Nicotera Marina. Quando le giornate sono terse, da questa posizione privilegiata si può godere un meraviglioso panorama, che abbraccia l'Etna, lo stretto di Messina, persino le Eolie, che sembrano davvero vicine, fino all'Aspromonte.
La storia di Nicotera è strettamente legata a quella dell'antica Medma (l'odierna Rosarno, distante 12 km a sud-est), colonizzata nel VI secolo a.C. dai Locresi Epizefiri traendola alla popolazione locale di origine indoeuropea (Medma in lingua indigena significa “fiume e città di confine”).
Nicotera sarebbe stata l'emporion, il porto della colonia, tanto al tempo dei greci che durante la dominazione romana. Il cambiamento del nome della città in quello attuale sarebbe legato secondo alcuni ad un fattore religioso, la conversione degli abitanti di Medma alla fede cattolica, compiuta dal vescovo di Reggio Calabria S. Stefano Niceno, da cui appunto Nicotera. Secondo altri invece, sarebbero stati i soldati di una flotta romana, sbarcati sulla costa dopo una battaglia vittoriosa nelle acque antistanti, a dare questo nome alla città che trovarono semideserta. Il significato di Nicotera sarebbe dunque, in una commistione di greco e latino, “astro della vittoria”.
Nicotera oggi si presenta come un affermato centro di cultura, d'arte e di turismo, con le sue splendide spiagge protese sul golfo, le sue bellezze naturali (come la scogliera alle pendici di una collina circondata da macchia mediterranea), ed il suo centro storico, dove spiccano la Cattedrale ed il Castello. La Cattedrale, eretta nel 1785 sulle rovine di quella normanna, ospita due importanti opere rinascimentali, un crocifisso ligneo del 1593 di Angelo Laudano ed una quattrocentesca statua marmorea di Antonello Gagini.
Il Castello, costruito da Roberto il Guiscardo nel 1065, riassume in sé tutte le distruzioni e ricostruzioni subite dalla città: distrutto dai Saraceni, rieretto dai Normanni e nel 1184 dopo un terremoto, abbattuto e riedificato nel XIII secolo da Ruggero di Lauria, restaurato dagli Aragonesi nel 1493, abbandonato ed infine ricostruito nel 1764 a pochi metri dai resti del precedente maniero dal conte Falcone Antonio Ruffo ma mai completato, tanto che manca la quarta torre. Oggi ospita il Museo Civico Archeologico ed il Museo della Civiltà Contadina, testimoniata nel territorio da un esempio di patrimonio culturale pressoché unico, i ventuno mulini ad acqua del XVII secolo che, posti su un unico asse che giunge fino alla marina, sfruttavano per entrare in funzione lo scorrere dello stesso filone d'acqua in orari stabiliti.
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