Maggio-Settembre

   
 

LUOGO

Una superficie di circa 13.500 ettari e 36 km. di costa: tanto si estende la Riserva Naturale Marina "Capo Rizzuto". La bellezza paesaggistica di questi luoghi, la varietà degli ambienti naturalistici e la particolare morfologia della costa rendono questa zona unica e
affascinante.

In provincia di Crotone, il territorio di Isola Capo Rizzuto ospitò già nel 4000 a.C. villaggi neolitici la cui economia era basata sugli scambi commerciali con i popoli delle vicine montagne della Sila e con quelli del Mediterraneo. La città fu fondata nel 1200 a.C. dagli Japigi provenienti dal nord Africa, che prima di essere scalzati dai Coni (originari dell'Epiro) dettero il nome ai promontori affacciati sul Mar Ionio, gli odierni Capo Rizzuto, Capo Cimiti e Le Castella, chiamati collettivamente in antico “Promontorium Japigium”. Secondo la leggenda invece a fondare la città sarebbe stata Astyoche, sorella di Priamo, scampata alla distruzione di Troia ed approdata sulle coste ioniche con il padre e le due sorelle.

Durante la colonizzazione greca della Magna Grecia la città fu sotto il controllo di Crotone, mentre del periodo della dominazione romana rimangono alcuni resti di una villa rustica a Capo Cimiti. Risale al X secolo d.C. il primo documento in cui viene citato il nome della città, “ò ton Aésulon”, l'odierna Isola. Secondo alcuni, la sua origine deriverebbe dalla presenza di fronte al Promontorium Japigium di due isolette, l'isola dei Dioscuri (da cui Dioskurion Akron, l'altro nome di Capo Rizzuto) e quella di Calipso, identificata da molti come Ogigia, l'isola cantata da Omero nell'Odissea dove viveva la celebre ninfa omonima. Secondo altri Isola proverrebbe dalle “Insulae”, le costruzioni rurali romane sparse per le campagne, insieme case e magazzini per i prodotti agricoli, che costituivano il fulcro della vita contadina. Un'ultima ipotesi intende Isola una volgarizzazione del latino “Asyla”, luoghi sicuri, che ricorderebbe la fortezza costruita nel IX-X secolo in posizione arretrata rispetto alla costa dove si trasferirono gli abitanti per difendersi meglio dalle incursioni dei pirati turchi che infestavano la zona.

In seguito il territorio fu sotto il dominio degli Angioini, degli Aragonesi, e fu poi coinvolto nella guerra fra spagnoli e francesi, tutti interessati a conquistare il poderoso sistema difensivo, completato solo nel '500, che comprendeva nell'indietreggiata Isola Capo Rizzuto il castello dei Ricca, le mura di cinta del borgo vecchio e le due porte (“Porta di Mare” a sud e “Porta di Terra” a nord, sormontata dalla torretta con l'orologio e lo stemma dei Ricca divenuti il simbolo della città), e le torri di avvistamento di Torre Vecchia e Torre Nuova a Capo Rizzuto affacciata sul mare.

A Capo Rizzuto nell'XI secolo gli abitanti costruirono una chiesa dedicata alla Madonna del Faro a protezione dei naviganti: dal '600 l'ex Cattedrale fu votata alla Madonna Greca, la venerata icona bizantina dell'VIII secolo cui si attribuiscono molti miracoli, che il primo lunedì di maggio ed il 5 agosto di ogni anno viene condotta dall'intera popolazione in festa in un suggestivo pellegrinaggio da Isola al mare di Capo Rizzuto, dove secondo la leggenda sarebbe giunta prodigiosamente per sfuggire alle persecuzioni iconoclaste orientali. La frazione di Le Castella è invece molto famosa per l'incantevole scenario dell'isolotto-fortezza che si erge sul mare collegato alla terra ferma da un sottilissimo istmo: già nel III secolo a.C. era un luogo fortificato (erroneamente identificato dallo scrittore latino Plinio come “castrum di Annibale”), e per secoli fu oggetto di assalti dei nemici e cure dei difensori.

L'aspetto attuale di castello fortilizio con le imponenti mura, i bastioni e la torre cilindrica, deriva dal massiccio rifacimento attuato dagli Aragona nel XV secolo per difenderlo dalle incursioni arabe. Ma oltre alle bellezze storico-artistiche, Capo Rizzuto è rinomata per sue spiagge dalla sabbia finissima di un singolare e raro colore rosso-arancione, per le piccole baie circondate da scogliere e per il basso fondale, protetto dalla Riserva Marina, in cui cernie, saraghi, delfini ed altri pesci pelagici si aggirano fra le madrepore ed i resti di antichi naufragi, come anfore, ancore, marmi, relitti e le splendide colonne sommerse a pochi metri da Capo Cimiti. Alle colonne sott'acqua corrisponde, nelle vicinanze, la colonna scanalata alta 8 metri che si staglia sul promontorio di Capo Colonna, unica testimonianza di un tempio dorico dedicato alla dea Hera Lacinia protettrice delle donne, dei pascoli e della fertilità, fondato secondo la leggenda -insieme ad un bosco e ad un'area sacri- addirittura da Eracle, in onore del re dei Feaci Lacinio (da cui l'antico nome del promontorio, Lakinion Akron), ucciso dal dio poiché aveva tentato di rubargli i buoi di Gerione durante la sosta a Crotone nel viaggio per portarli al re Euristeo.

 

 
 
 
 
 
 

Giuliano Mascelloni

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