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LUOGO
La Baia di Porto Conte è considerata il più classico tra i porti naturali del Mediterraneo. Il Golfo di Porto Conte (del quale certamente i Romani sfruttarono le eccezionali caratteristiche di porto naturale) fu chiamato dal geografo Tolomeo Portus Nympharum (Portodelle Ninfe), per le acque di straordinaria trasparenza,con colorazioni che vanno dal verde all'azzurro.
Baia di Conte si trova nel territorio di Alghero, la cui costa si estende per circa 80 km dalla spiaggia della Speranza a sud fino a Torre Bantine a nord su due baie contigue, la larga rada di Alghero (dove sorge il nostro villaggio) e la baia di Porto Conte, più stretta e profonda. Orientate a sud, entrambe le baie sono naturalmente protette dai dominanti venti d'occidente, e ciò ha da sempre favorito la formazione di insediamenti umani proprio in questo luogo. Alle spalle delle baie si trova la grande piana carsica della Nurra meridionale, che crea uno scenario naturale di rara bellezza alternando le scoscese pareti verticali dalle linee nette e spezzate dei promontori affacciati sulla baia di Porto Conte, alle colline dalle linee morbide e tondeggianti che degradano verso il mare della rada di Alghero, ammantate da una rigogliosa vegetazione dalle mille sfumature, dal verde scuro degli oliveti, ai toni chiari degli alberi da frutta, al rosseggiare delle vigne.
La costa è caratterizzata dal continuo alternarsi di litorali rocciosi e sabbiosi, come quello dove sorge Baia di Conte, una dolce insenatura dove per circa 5,5 km si distende la spiaggia più lunga dell'intera marina, sulla strada che congiunge Alghero alla borgata di Fertilia. Nelle immediate vicinanze di Fertilia si trova lo stagno del Calic, uno degli ecosistemi più interessanti della rada e di tutta la Sardegna nord-occidentale: separato dal mare da rocce calcaree e da una complicata serie di dune sabbiose su cui -per trattenerle- 70 anni fa è stata impiantata un'ampia pineta, in quest'"area umida" spesso sostano durante la migrazione piccoli gruppi di fenicotteri rosa, oltre ad aironi cenerini, cavalieri d'Italia e molte altre specie.
I fondali di Baia di Conte sono poco profondi (non superano i 15 metri di profondità), e sono ricoperti di praterie di Posidonia oceanica, che costituisce un immenso "pascolo" per svariate specie di pesci ed un rifugio ideale per crostacei e molluschi. Nell'attigua area di Porto Conte il massiccio calcareo ha dato origine a numerose grotte, cavità ed anfratti, regno di alghe calcaree, gorgonie, corallo rosso, aragoste ed astici.
La vicina Alghero dimostra lo strettissimo legame con le acque del suo golfo già dal nome, che significa "luogo pieno di alghe", e dal suo stemma, al centro del quale è raffigurato un corallo.
Situata su un promontorio, divenne famosa come città-fortezza, essendo inespugnabile sia dal mare grazie alle alte mura ancora visibili, sia da terra, poiché un canale la trasformava in una sorta di isola e la rendeva inaccessibile.
Nel XIV secolo gli Aragonesi vi insediarono una colonia di Catalani, di cui ancora oggi, per un particolarissimo processo storico e linguistico, conserva quasi intatte la lingua, le abitudini, i costumi, le tradizioni popolari e religiose. In particolare, i cittadini si fregiano di parlare un catalano più puro di quello oggi usato a Barcellona: effettivamente, il dialetto algherese odierno altro non è che la lingua parlata in Catalogna fra la metà del secolo XIV e la fine del XVII, che qui ha continuato a sopravvivere anche dopo la fine della dominazione spagnola, mentre in Spagna ha subito nel corso dei secoli i processi di alterazione e trasformazione comuni a tutte le lingue.
Il territorio di Alghero vanta inoltre alcune delle più importanti testimonianze archeologiche della civiltà nuragica, che meritano senz'altro una visita. Il tratto distintivo di questa civiltà, sviluppatasi per oltre un millennio a partire dal 1500 a.C., è il famoso nuraghe, una torre troncoconica con la volta ad ogiva (a tholos) costruita in dura pietra calcarea locale o nella più malleabile arenaria. Attorniata dal villaggio della comunità circondato da mura, aveva -da sola o affiancata da altre simili- funzioni di difesa, controllo del territorio e residenza istituzionale.
Dei 7000 nuraghi censiti in Sardegna, solo l'algherese ne conta almeno un centinaio, tra cui l'area archeologica di Sant'Imbenia (che oltre al villaggio nuragico comprende anche sepolture di tradizione fenicia, un insediamento romano ed una grande villa rustico-balneare); il complesso nuragico di Palmavera, frutto di almeno tre fasi costruttive succedutesi tra il XIV ed il XIII a.C. ed in cui sono presenti le cosiddette domus de Jana (di Diana), necropoli sotterranee considerate nel medioevo case di fate; e la necropoli di Anghelu Ruju (dal nome del proprietario del fondo in cui è stata casualmente scoperta all'inizio del '900 durante dei lavori di bonifica), un complesso di domus tra i più significativi della Sardegna, dove sono stati rinvenuti molti oggetti tipici dei corredi funerari, oggi esposti al Museo Archeologico di Sassari.
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